Del mare la distanza: su Loudd

Il ritorno di Miro Sassolini, voce storica della new wave italiana degli anni 80, rappresenta di per sé una prima bella notizia. Artista totale, non di rado impegnato ad esplorare territori extramusicali, ha sviluppato i suoi oltre trent’anni di carriera anteponendo il suo desiderio di ricerca e una ormai rara coerenza a qualunque ansia di popolarità. Ora, a cinque anni di distanza dal precedente “Da Qui a Domani”, l’ex cantante dei Diaframma si ripresenta con “Del Mare La Distanza”, album in uscita il 29 settembre – solo in vinile e a tiratura limitata – per la storica etichetta fiorentina Contempo. Il disco, e questa è la seconda bella notizia, non è semplice riproposizione di quegli elementi formali che hanno caratterizzato quello che probabilmente è stato uno dei periodi più fecondi della scena indipendente nostrana. L’atmosfera, spesso oscura ed inquietante, pare quasi una proiezione sonora dei tempi foschi e confusi che viviamo; questo fa di “Del Mare La Distanza” un lavoro perfettamente inserito nella contemporaneità. Naturalmente gli echi new wave, sia in certe progressioni armoniche che in alcuni arrangiamenti, non mancano e non potrebbe essere altrimenti, data la presenza sia in fase compositiva che produttiva di artisti come l’ex Disciplinatha Cristiano Santini e l’ormai leggendario Gianni Maroccolo (Litfiba, CSI, PGR); eppure questi richiami non appaiono mai come ricerca di un facile revival per nostalgici ma come soluzione sonora necessaria alla perfetta riuscita di un disco penetrante, elegante e soprattutto meditato. Un album che certamente non sarebbe lo stesso – o addirittura non avrebbe ragion d’essere – senza i testi di Monica Matticoli che vanno a creare una indissolubile compenetrazione con le musiche: gli uni non potrebbero esistere senza le altre. Liriche che evocano lo stordimento dell’assenza (“Mia madre cantava che dolore è stare senza amore, ma la morte è stare senza te.“), la pena dell’attesa (“Se vivere è pazienza, il tempo mi darà una tregua e una ragione“.), la guerra e l’amore in tante delle sue declinazioni. Tutto questo visto dalla prospettiva del mare, il “piombo incerto di quest’acqua-specchio” che si fa allegoria del tempo che passa, delle distanze – non solo quelle calcolabili – della memoria. Il disco è significativamente dedicato “a tutti quelli che abbiamo perduto, perché non dimenticare è atto di volontà ed è scelta che si fa storia, che si fa politica“. Nella sua scura bellezza, “Del Mare La Distanza” può essere un magnifico antidoto contro la dimenticanza.

 

Alessandro Menabue, Loudd

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